Nella storia della Polonia

Cracovia 14 Aprile 2010, è mattina presto. La notizia del tragico incidente aereo che ha causato la morte dell’allora presidente Lech Kaczynski, della moglie e di tutti i 96 passeggeri presenti sul velivolo, tra cui molte personalità di spicco della vita politica e militare del Paese, è da poco stata battuta dalle agenzie di stampa. La delegazione guidata dal capo dello Stato si stava recando alle cerimonie per il 70esimo anniversario del massacro di Katyn, dove trovarono la morte oltre 20mila prigionieri di guerra polacchi: ufficiali, intellettuali e politici, quasi l’intera classe dirigente del Paese venne eliminata nel giro di pochi giorni per volere espresso di Stalin; per decenni la responsabilità della strage venne però attribuita ai nazisti. Una drammatica coincidenza che rende ancora più tragico quello che era appena accaduto. Il mio viaggio in Polonia aveva appena assunto una connotazione terribilmente surreale.

Nel treno diretto a Varsavia, la mattina stessa, l’atmosfera dismessa e cupa della gente mi ricorda quei film neorealistici in bianco e nero dell’immediato dopoguerra dove la gente comune, immobile ed incredula, non era ancora consapevole di quello che era accaduto. Occorrere rileggersi la travagliata storia della Polonia, spesso ai margini dell’Europa, per capire le sensazioni che questa tragedia aveva immediatamente risvegliato nell’opinione pubblica. Oltre alla profonda commozione presente negli sguardi increduli della gente per le strade della capitale, evidente era la preoccupazione per il futuro stesso della nazione. Emozioni pure che raggiungeranno il culmine all’imbrunire e per tutta la nottata quando una fiumana di gente, chi con una candela, chi con un mazzo di fiori o con una bandiera, si riverserà in piazza per rendere omaggio ai defunti. Essere tra quella gente di fronte al palazzo presidenziale, partecipare al loro dolore nel giorno dei funerali di Stato preoccupandomi io stesso dei possibili scenari futuri che potevano generarsi, ha profondamente colpito la mia sensibilità e, forse per la prima volta, mi ha fatto sentire  totalmente immerso nella storia.

Arrivare in Polonia accompagnato dalla curiosità tipica di uno straniero che si appresta, tra eccitazione e frenesia, a scoprire una realtà completamente nuova e diversa dalla sua e invece d’improvviso è catapultato nel dramma che una nazione e un popolo stanno vivendo, non può che trasformare l’esperienza del viaggio. Non ci si sofferma più solamente ad osservare i monumenti e le piazze; si và oltre! Diviene impellente divorare tutte quelle informazioni storiche, culturali e antropologiche che si possono trovare nelle guide turistiche. Scambiare poi due parole con gli abitanti della città che sono i veri protagonisti di quei momenti vissuti, consente di assorbire notizie, umori e sensazioni che divengono il valore aggiunto della nostra esperienza, non solo visiva, nel posto in cui ci troviamo. Questo è forse il motivo più importante che mi spinge sempre a consigliare, per i vari viaggi e spostamenti, di trovare alloggio presso persone che avranno il piacere di raccontarvi del loro paese.

Forever in my mind…

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