Tra Gavia e Tonale, le trincee del Montozzo

Pochi mesi ancora e l’anno che verrà segnerà l’anniversario del centenario di quello che da molti è definito l’evento bellico che più di tutti ha lasciato un segno indelebile nella storia moderna dell’umanità: la Prima Guerra Mondiale. Segni tangibili di quello che fu, sono ancora visibili in particolare nei luoghi di confine, in quella montagna divenuta dimora per le migliaia di soldati impegnati nelle operazioni belliche.

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Inserite in un’ampia conca, fra i passi alpini del Gavia e del Tonale, le trincee del Montozzo, recentemente ripulite e ristrutturate, contribuiscono a tener viva la memoria ed a ricostruire gli avvenimenti di quei giorni terribili. Facilmente raggiungibili in un paio d’ore di cammino sulla mulattiera militare che si inerpica dal bellissimo alpeggio con le caratteristiche case in pietra di Ca di Viso, a solo pochi minuti di macchina dalla più conosciuta località di Ponte di Legno. Compiuti gli ultimi tornanti tra pascoli sassosi e fiumiciattoli, si arriva sulle rive del Laghetto di Montozzo; poco più in alto spicca il rifugio e da lì può iniziare la visita alle trincee.

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Luogo di confine già nei secoli precedenti lo scoppio delle ostilità, la bocchetta del Montozzo venne fortificata a più riprese senza comunque essere al centro di operazioni militari importanti. DSCN2904Il villaggio militare del Distaccamento Montozzo che si venne a creare, svolse soprattutto funzione logistica e di supporto alle prime linee operative del fronte italiano poste al Passo del Tonale e alla Conca del Presena. Sono infatti qui ben DSCN2923visibili i resti in muratura di casermette, passaggi ed edifici indispensabili per il ricovero della truppa e degli animali oltre che posizionamenti per le postazioni di artiglieria. Le fonti giunte a noi, ma sopratutto il cammino attraverso questi luoghi, tra pietre ammassate una sull’altra e resti di reticolati, non può che rimandare alle condizioni di vita difficili e spesso estreme dei soldati impegnati qui nei mesi invernali i quali, oltre che dal nemico dovettero combattere con avversari altrettanto temibili come il freddo e la neve.

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La sensazione è che luoghi come questi, per i più poco accessibili, vengano spesso dimenticati; dimenticare i luoghi vuol dire anche dimenticare gli avvenimenti, la storia, quello che è stato e quello che non deve più essere. Compito di ognuno, nel percorso delle sue strade, giungendo qui in cima alle trincee del Montozzo, meravigliose e tragiche allo stesso modo, è fare in modo che la memoria collettiva non si disperda; occorre  coltivarla, condividerla, diffonderla, spiegarla, affinchè quello che è stato mai più sarà.

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