Basilea, nel regno di Tinguely

Spruzzi d’acqua a intermittenza, frastuoni di metalli che si scontrano impazziti, nuvole di fumo ad invadere lo spazio circostante; sembra l’ambientazione di un thriller proiettato nel futuro, invece ci troviamo in uno dei più originali e incredibili luoghi: il Museo Tinguely a Basilea.

Costruito dall’architetto ticinese Mario Botta nel 1996, il museo è dedicato all’artista svizzero più amato dai bambini. E’ infatti facile incontrare mamme e nonne che si aggirano per le sale con i pargoli in estasi di fronte ai meccanismi di Jean Tinguely che, per una volta tanto, non si devono solo guardare ma si possono anche azionare e in alcuni casi addirittura salirci sopra. Il museo attira persone di tutte le estrazioni sociali e culturali perché l’arte dello scultore svizzero, con la sua spettacolarità e giocosa allegria, è facilmente accessibile anche a coloro che non si interessano d’arte. E’ molto particolare ripercorrere il percorso artistico di Tinguely. In gioventù egli si dedica prevalentemente alla pittura e produce quadri che rimandano a Dalì,  Mirò, Klee. Presto però si rende conto del fatto che dipingere non gli consente di esprimersi come vorrebbe, infatti afferma: Non arrivavo a decidere: ecco è finito. È da questo che mi si è imposto il movimento. Il movimento mi permetteva di sfuggire a questa pietrificazione, a questa conclusione“. E’ così che costruisce i primi rudimentali marchingegni fatti di fili metallici, leve e ingranaggi, attraverso i quali riesce ad esprime al meglio la sua visione del mondo. Opere queste, che costringono lo spettatore a vederle, sentirle e diventare parte di esse; vere e proprie “antimacchine” che mettono in dubbio i dogmi su cui si basa la società dei consumi: non producono nulla e mettono in ridicolo le tecniche produttive basate esclusivamente sul risultato, sullo spreco e sul profitto.

Ma non c’è solo il museo, la presenza di questo originale artista la si coglie anche per le strade di Basilea dove è facile incontrare installazzioni di opere d’arte contemporanea che prendono lo spunto dal simbolo della città: la bellissima fontana di Tinguely. Posizionata sulla Steinenberg, per definizione la strada degli spettacoli, quest’opera include nove figure nere che, animate da corrente a bassa tensione, si muovono e spruzzano acqua nelle varie direzioni simulando uno spettacolare balletto meccanico.

Durante la sua vita, l’artista svizzero ripeteva di fregarsene di che cosa sarebbe successo alle sue opere dopo la sua morte ma, evidentemente non tutti i suoi amici si son trovati d’accordo con lui e la città di  Basilea ha saputo cogliere nel migliore dei modi la possibilità di dedicare un museo interamente a Jean Tinguely, riconoscimento solo per pochi grandi. Merita quindi un soggiorno prolungato la città svizzera posta a confine con la Francia e la Germania; occorre solo digitare “Basilea” sulla tastiera di un pc collegato ad un motore di ricerca, il resto si avvia da sé, un pò come le pazze macchine di Tinguely!

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