Città di Castello, incontro con Alberto Burri

E’ raro nel mondo trovare artisti o comunque personalità di spicco del mondo culturale che scelgono di lasciare un’impronta indelebile del loro passaggio sulla terra, legando il loro nome a quello di una città, in particolare quella di nascita. Alberto Burri, medico di studi ma artista per vocazione, ha scelto di farlo con Città di Castello in provincia di Perugia, dove nacque il 12 marzo 1915.

Alberto infatti, dopo la laurea in medicina, la prigionia durante la seconda guerra mondiale ed i primi incontri con l’arte del dipingere, nei suoi anni romani si interessa alle potenzialità espressive della materia nella forma astratta. Da allora si susseguono mostre personali in varie città europee ed americane ove i lavori artistici di Burri, dai Sacchi, ai Cretti, dai Legni ai Ferri fino ad arrivare alle Combustioni lo fanno conoscere ed apprezzare ovunque. Ma è con l’istituzione della Fondazione Palazzo Albini Collezione Burri a Città di Castello che questo artista rende omaggio alla sua città.

A Palazzo Albini, nel cuore del centro storico della cittadina Umbra, è esposta un’accurata selezione di opere ma è con l’acquisizione dei giganteschi Ex Seccatoi di Tabacco da parte della Fondazione che il legame tra artista e città diviene indissolubile. Proprio all’interno di questi immensi spazi, perfetti contenitori architettonici delle opere dell’artista, dove il rumore dei passi viene ingigantito dall’altezza delle pareti, Burri espone direttamente sculture e i grandi cicli pittorici. In questo modo Città di Castello gode di un museo monografico che solo pochi artisti, come Van Gogh o Joan Mirò, possono vantare. E tutto questo grazie alla forse più grande creazione dell’artista che, partendo dall’istituzione della Fondazione, si è reso partecipe in prima persona al tutto che ora possiamo ammirare: opere, scelta degli spazi, recupero e sistemazione delle stesse.

Questa esaltazione del rapporto tra l’architettura e le opere di Burri, considerate da molti artisti punto di partenza della loro ricerca artistica, merita quell’attenzione che spesso istituzioni ed enti non sono in grado di dare. Divulgare allora questa piacevole scoperta all’interno di una delle perle dell’Umbria, è un dovere per tutti coloro che amano l’arte e gli uomini come Alberto Burri che ne hanno lasciato testimonianze indelebile a disposizione di tutti.

Ah dimenticavo, Alberto non c’è più, se ne è andato il 13 febbraio 1995 a Nizza; ma qui a Città di Castello è tutto come prima, e forse quel poco di commozione vola via grazie a queste semplici sue righe: “Le parole non mi sono d’aiuto quando provo a parlare della mia pittura. Questa è una irriducibile presenza che rifiuta di essere tradotta in qualsiasi altra forma di espressione. E’ una presenza nello stesso tempo imminente e attiva. Questo è quanto essa significa: esistere così come dipingere”.

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